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WORKSHOP |
IL CANCRO DELLO STOMACO |
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EPIDEMIOLOGIA E CHEMIOPREVENZIONE ALIMENTARE DEL CARCINOMA GASTRICO |
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Messina |
La malattia neoplastica non è solo un problema di rapporto tra medico e paziente o di erogazione di servizi da parte delle strutture sanitarie: esistono anche risvolti esterni all’area medica, di tipo economico, politico, sociale e culturale. Emerge pertanto il ruolo fondamentale della ricerca epidemiologica, al fine di quantificare i fenomeni, e di conseguenza di pianificare interventi preventivi, diagnostici e terapeutici, che siano al tempo stesso efficaci ed efficienti. Le indagini sulle differenze geografiche, sulla incidenza e prevalenza dei tumori dovrebbero, ad esempio, consentire di far emergere ipotesi sulla presenza nell’ambiente non solo di fattori di rischio già conosciuti, ma anche di nuovi fattori di rischio utili alla valutazione e alla previsione dell’andamento temporale delle singole neoplasie, al fine di predisporre interventi mirati di prevenzione e controllo. Solo le indagini epidemiologiche, inoltre, sono in grado di individuare l’associazione tra determinate abitudini alimentari e incidenza di alcune neoplasie, date anche le modificazioni subite, negli ultimi anni, dei comportamenti alimentari. Esistono grandi differenze nell’incidenza del cancro dello stomaco a livello mondiale. I tassi più elevati, a tutt’oggi, sono riscontrabili in Giappone ed in altre aree dell’Est asiatico, quali Corea e Cina; ad alto rischio sono inoltre alcuni paesi dell’America Latina, in particolare regioni andine dell’America Centrale e del Sud America, quali Columbia, Cile e Costarica; Svezia e Francia hanno tassi intermedi; Nord America e Grecia tassi più bassi. In Europa i tassi di mortalità e incidenza più elevati si riscontrano nel Nord Europa e nell’Europa orientale, es. Ungheria, Finlandia, Austria e Islanda. Uno dei confronti più significativi è quello tra Stati Uniti e Giappone. Entrambi i paesi hanno livelli di industrializzazione ed educazione simile, standard medici elevati e buona durata media della vita. Sorprendentemente, sebbene l’incidenza globale di tumori sia simile, i due paesi mostrano andamenti quasi esattamente opposti quando si confrontano forme specifiche di cancro. Per esempio il cancro della mammella, del colon e della prostata sono frequenti negli Stati Uniti, ma rari in Giappone. Al contrario il cancro dello stomaco è frequente in Giappone, ma raro negli Stati Uniti. In Italia il cancro dello stomaco costituisce ancora la quarta causa di morte per neoplasia, dopo il tumore del polmone, del colon-retto e della prostata negli uomini, e dopo quello della mammella e del colon-retto nelle donne. Inoltre esiste un gradiente geografico nord-sud molto spiccato (il rischio è molto basso in tutte le regioni meridionali e insulari) con una concentrazione di aree ad alto rischio intorno al confine tra Toscana, Romagna, Marche ed Umbria (Firenze, Forlì, Arezzo, Pesaro), e al confine tra Emilia e Lombardia. I tassi di incidenza forniti da numerosi Registri tumori confermano questo quadro: risultano infatti più elevati nelle provincie di Forlì e Firenze; all’opposto i tassi più bassi si registrano a Ragusa. All’interno della fascia ad alto rischio si distinguono aree in cui i tassi di incidenza e mortalità raggiungono livelli ancor più elevati (es. la piccola repubblica di S.Marino). Anche nell’ambito delle regioni a basso rischio si distinguono aree con più bassa incidenza di cancro allo stomaco: ad es. i valori riscontrati nel territorio di Lentini, Carlentini e Francofonte non solo sono più bassi rispetto a quelli osservati a Firenze, ma lo sono persino nei confronti di quelli registrati a Ragusa. Inoltre, a livello internazionale abbiamo assistito, ormai da diversi decenni, ad una notevole riduzione dei tassi d’incidenza e di mortalità per carcinoma gastrico in entrambi i sessi. Questo fenomeno è stato osservato prima in alcuni Paesi industrializzati (USA) ed ha interessato successivamente anche le aree tradizionalmente a più alto rischio per questo tumore. Negli Stati Uniti, da un picco massimo di circa venti casi su 100.000 nel 1930, si è passati nel 1980 ad una incidenza di cinque casi su 100.000. Il rischio di cancro gastrico sembra essere più elevato tra le classi meno abbienti. Il rapporto maschi/femmine presenta un valore medio compreso tra 1,5 e 2, molto variabile in funzione dell’età. Nei soggetti di età inferiore ai 35 anni è attorno all’unità, mentre sale a 2 nella fascia di età compresa tra i 55 e i 59 anni; diminuisce, infine, a 1,3 - 1,5 nelle età più avanzate. La diversa incidenza regionale del cancro dello stomaco e la sua riduzione a livello mondiale sono state spiegate mediante varie ipotesi, che hanno fatto riferimento a fattori genetici, ambientali, alimentari o più probabilmente alla combinazione di più fattori.
Per quanto riguarda il nostro Paese, le differenze nella sieroprevalenza
di anticorpi anti Hp tra popolazione delle diverse aree geografiche non sembrano
essere consistenti con i gradienti di rischio osservati. Nell’area toscana,
due studi epidemiologici di popolazione condotti nel 1986-1990 avevano
evidenziato una sieroprevalenza delle infezioni intorno al 50% nella
popolazione. Prevalenze molto simili o più elevate sono state stimate nelle
aree meridionali, da sempre a basso rischio per il tumore gastrico. Dati
più recenti hanno anche dimostrato l’esistenza di popolazioni con prevalenza
ancora più elevata in aree centro-settentrionali a rischio moderato.
Il terzo aspetto riguarda la cottura e la conservazione degli alimenti.
Durante la cottura ad alta temperatura e a contatto diretto con la sorgente di
calore, ad es. della carne, la pirolisi degli aminoacidi in essa contenuti,
conduce alla formazione di un gruppo di composti conosciuti come amine
aromatiche eterocicliche, le quali sono altamente mutagene e inducono tumori in
diversi organi. Un frequente consumo di carne fritta, carne o pesce alla
griglia, affumicati o sotto sale è associato con un rischio elevato di tumore.
Quando i nitriti, presenti nella saliva, reagiscono con amine e amidi formano
nitrosamine e nitrosamidi cancerogeni; inoltre il nitrato può essere contenuto
nei conservanti del cibo, nell’acqua potabile ottenuta da sorgenti o serbatoi
e in alimenti derivanti da terreni carichi delle stesse sostanze. Sembra che la
crusca abbia la capacità di catturare i nitriti, per cui una dieta ricca in
fibre contribuisce alla riduzione del rischio di cancro gastrico. La conversione
in nitrosamine è, anche, inibita dal raffreddamento (l’uso sempre più
diffuso di cibi surgelati può verosimilmente spiegare il decremento di cancro
gastrico in alcune nazioni) e 2) dall’acido ascorbico contenuto nella dieta
(ruolo protettivo delle vitamine nei confronti dell’insorgenza dei tumori). Rimane infine il ruolo dei pesticidi, il cui ruolo nella cancerogenesi umana è probabilmente modesto, anche se è difficile da dimostrare a causa delle basse dosi cui l’uomo è esposto attraverso la catena alimentare. Il danno svolto dai pesticidi, fertilizzanti e conservanti deve, comunque, essere chiarito attraverso studi sperimentali e epidemiologici. Da questi dati emerge l’utilità di campagne di prevenzione, fondate sulla diffusione di alcuni consigli dietetici, che possono così essere riassunti: 1) riduzione dell’apporto dei grassi, saturi e insaturi, che nei Paesi industrializzati rappresentano circa il 40% delle calorie introdotte; 2) riduzione del consumo di tutti gli alimenti definiti “a rischio”, quali le carni ed i cibi conservati soprattutto mediante salatura o affumicatura; 3) riduzione dell’apporto quotidiano di cloruro di sodio; 4) limitazione dell’uso di sostanze alcoliche; 5) introduzione nella dieta di alimenti ricchi di vitamine e fibre vegetali, quali frutta fresca e verdure crude.
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A cura di: Unità di Chirurgia Endoscopica - Ospedale Piemonte - Messina |
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